Il convertito del Liguristan
Giuliano Delnevo, Ibrahim, aveva 24 anni. Di Genova, nel 2008 si era convertito all’islam. Tunica e barba lunga. Un video lo mostra alla fine del ramadan di Albenga, parla di una festa per condividere “le gioie e i dolori di un digiuno, un modo per riunirsi e stare insieme” come potrebbe dirlo un ragazzo di parrocchia. Poi mesi fa ha varcato il confine della Siria e si è unito ai ribelli per combattere contro il regime di Assad, ed è morto. Sulla sua pagina Facebook c’era il logo del Kavkaz Center, un’agenzia di informazione fondamentalista cecena.
13 AGO 20

Giuliano Delnevo, Ibrahim, aveva 24 anni. Di Genova, nel 2008 si era convertito all’islam. Tunica e barba lunga. Un video lo mostra alla fine del ramadan di Albenga, parla di una festa per condividere “le gioie e i dolori di un digiuno, un modo per riunirsi e stare insieme” come potrebbe dirlo un ragazzo di parrocchia. Poi mesi fa ha varcato il confine della Siria e si è unito ai ribelli per combattere contro il regime di Assad, ed è morto. Sulla sua pagina Facebook c’era il logo del Kavkaz Center, un’agenzia di informazione fondamentalista cecena. La procura di Genova lo aveva indagato per reclutamento a fini di terrorismo.
Come sia avvenuto il passaggio, non è chiaro. Ma non vale né la favola dell’idealista, con cui ci si vorrebbe consolare davanti a una giovane vita finita tragicamente, né quella del disadattato che fa tutto da solo. La verità è più grave e con meno certezze. “Ibrahim”, è uno dei molti che attraversano il confine di una fede che fa tutt’uno con una cultura dai risvolti oscuri, di un nichilismo jihadista senza ritorno. Spesso trovando la porta d’ingresso su Internet, nei social network. Spesso a indicarla sono convertiti all’islam, come l’imam Abu Izzadeen, l’istigatore del “gruppo di Birmingham”. Delnevo è passato attraverso una di queste porte.
Come sia avvenuto il passaggio, non è chiaro. Ma non vale né la favola dell’idealista, con cui ci si vorrebbe consolare davanti a una giovane vita finita tragicamente, né quella del disadattato che fa tutto da solo. La verità è più grave e con meno certezze. “Ibrahim”, è uno dei molti che attraversano il confine di una fede che fa tutt’uno con una cultura dai risvolti oscuri, di un nichilismo jihadista senza ritorno. Spesso trovando la porta d’ingresso su Internet, nei social network. Spesso a indicarla sono convertiti all’islam, come l’imam Abu Izzadeen, l’istigatore del “gruppo di Birmingham”. Delnevo è passato attraverso una di queste porte.
E’ il primo caso in Italia (secondo le autorità, non esistono da noi “bacini di reclutamento”). Eppure sono più di mille come lui oggi a combattere a fianco dei jihadisti in Siria. Qualche giorno fa Haaretz parlava dell’internazionalizzazione della guerra contro Assad come di “una versione islamica della guerra di Spagna”, che calamitò giovani di tutta la borghesia occidentale attratti dall’anarchia e radicalizzati nel mito antifascista. Ora vengono da Belgio, Francia, Inghilterra, capitali del multiculturalismo impazzito. Anche dall’Italia.